7607 Diritti connessi, rimane zona d’ombra nel Nuovo Imaie

Diritti, abbiamo un problema: i “7607” sul piede di guerra

di Federico Pontiggia per Il Fatto Quotidiano –  Vogliamo che venga riconosciuta a noi artisti la piena possibilità di scegliere”. Parola di Claudio Santamaria, che con gli altri membri della cooperativa Artisti 7607 denuncia il mancato completamento della liberalizzazione dei diritti connessi, quelli dovuti agli artisti a ogni trasmissione dei contenuti audiovisivi in cui sono coinvolti, e la bozza di un nuovo decreto legislativo che non delineerebbe un coerente riordino del settore nel recepire la direttiva europea 2014/26/Ue. La cooperativa riunisce circa 1.220 artisti al fine di poter raccogliere questi diritti: tra gli altri, Franca Valeri, Rocco Papaleo, Cinzia Mascoli (presidente), Neri Marcorè, Elio Germano, Michele Riondino, Pierfrancesco Favino, Valeria Solarino e Valerio Golino. A gennaio del 2012, dopo l’approvazione del Dl Cresci Italia sulle liberalizzazioni, la Artisti 7607 si è costituita quale alternativa collecting al Nuovo Imaie,nato da quell’I-maie che ha detenuto il monopolio per 30 anni ed è stato chiuso per inadempienza ai propri obblighi statutari, lasciando 130 milioni di euro non distribuiti. Per Neri Marcorè, “ora c’è da chiedersi se il Nuovo Imaie sia una bad company o una new company e, soprattutto, se rispetti la libera concorrenza”. “Come da direttiva europea, urge -replica Santamaria- il rispetto delle regole del gioco: se il gioco è nuovo, ovvero non c’è più il monopolio, le regole devono essere uguali per tutti i partecipanti”. Non una mera rivendicazione di categoria, i diritti connessi sono “una forma di welfare”, secondo Francesco Schlitzer, autore del libro Imbizzarriti sulla genesi della cooperativa, che sottolinea come “la libertà dei lavoratori di gestirli afferisca ai diritti patrimoniali privati”. “Io sarei statalista, non ho mai difeso le liberalizzazioni -interviene Elio Germano- ma nella storia dell’Imaie emerge un problema grave, quello degli utilizzatori: non ci sono leggi né sanzioni che li obblighino a fornire i dati, affinché si possano distribuire in maniera equa e trasparente i soldi come accade nel resto d’Europa. Ancora oggi, si agisce per via forfettaria, in base a principi arbitrari: al contrario, servono criteri oggettivi, un costo al minuto per fascia oraria di trasmissione”. Germano mette nel mirino i player televisivi, che paiono disattendere gli adeguamenti tecnici imposti dalla liberalizzazione: se Mediaset fornisce dati adeguati sul trasmesso, Rai provvede “dati incompleti e insufficienti a una corretta individuazione degli aventi diritto”. Per fare un esempio, di Maschi contro femmine, diretto da Fausto Brizzi nel 2010, l’emittenza pubblica indica unicamente il regista, e non gli attori primari, quali Fabio De Luigi, Paola Cortellesi, Chiara Francini. Ancor più critico -stigmatizza Artisti 7607- l’operato di Sky, che “non fornisce i dati del trasmesso e dopo l’avvenuta liberalizzazione ha stipulato con Nuovo Imaie un accordo pluriennale per tutti gli artisti”, che la cooperativa ha contestato. “Le reti mettano mano al sistema: non possono far finta di niente, devono darci i dati di quel che mandano in onda, adempiendo alla direttiva”, prosegue Santamaria, e allarga il discorso:”In Italia se non c’è una sanzione la gente se ne frega: è il clima generale, non si comprendono i rapporti civili, si deve ricorrere forzatamente alla denuncia. Una brutta cosa, svilente”. Germano chiede che i 79 milioni di euro residui della liquidazione Imaie vengano messi a disposizione di tutte le collecting, e non del solo Nuovo Imaie, e lancia “un appello alle istituzioni: dal decreto legislativo dipende il futuro reale di tanti lavoratori precari dell’audiovideo, che nel riconoscimento dei diritti connessi troverebbero un sostegno mutualistico. Non chiediamo una nuova legge per il cinema né altri soldi allo Stato, ma solo di informarsi. Noi abbiamo passato tanti anni ad ascoltare avvocati ed esperti, lo Stato faccia altrettanto: si informi e legiferi senza simpatie né logiche di partito”.

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